Dalla sicurezza dell’Artico alla difesa della democrazia, passando per migrazione, transizione verde e tutela dei minori online. La settimana europea dal 14 al 18 settembre è stata dominata dalla plenaria di Strasburgo e dal Discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen, culminando nell’apertura a una nuova e inedita forma di associazione tra UE e Canada.

Una settimana dominata dalle grandi questioni strategiche dell’Unione: la sicurezza dei confini europei, il rapporto con la Russia, la difesa della democrazia, la gestione dell’immigrazione, il futuro del Green Deal e la costruzione di nuove alleanze internazionali. Dal vertice sull’Artico di Rovaniemi alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, fino al Discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen e all’intervento del premier canadese Mark Carney, tra il 14 e il 18 settembre l’agenda europea ha messo in evidenza le ambizioni ma anche le profonde divisioni politiche che attraversano l’Ue.

Lunedì 14 settembre: l’Artico entra nella strategia di sicurezza europea

La settimana si è aperta a Rovaniemi, in Finlandia, con il primo European Arctic Summit, che ha riunito diversi leader europei insieme al presidente del Consiglio europeo António Costa e all’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas. Al centro dei colloqui la necessità di rafforzare l’approccio strategico dell’Unione verso una regione il cui peso geopolitico e militare è destinato a crescere rapidamente.

Il confronto ha riguardato in particolare la sicurezza del fianco settentrionale europeo, l’aumento dell’attività militare russa, le nuove rotte marittime aperte dal cambiamento climatico, le materie prime critiche, l’energia e le infrastrutture. Kallas ha sottolineato come Mosca stia riattivando vecchie basi militari sovietiche e conducendo esercitazioni missilistiche nell’estremo Nord, mentre cresce anche l’interesse cinese per la regione. Bruxelles presenterà in ottobre una nuova strategia europea per l’Artico, nella quale la sicurezza avrà un ruolo centrale.

A Rovaniemi è arrivata anche l’eco della guerra in Ucraina. Kallas ha condannato l’attacco russo con un drone contro un treno vicino alla frontiera tra Ucraina e Polonia, avvenuto poche ore prima. Secondo l’Alta rappresentante, l’attacco aveva lo scopo di “spaventare” i Paesi occidentali e dissuaderli dal continuare a sostenere Kyiv. Il convoglio colpito si trovava a circa due chilometri dal confine polacco e poco prima sulla stessa linea era transitato un altro treno con a bordo, tra gli altri, l’ex premier britannico Boris Johnson e l’ex premier svedese Carl Bildt.

Martedì 15 settembre: democrazia, clima e scontro sull’immigrazione

Martedì il baricentro si è spostato a Strasburgo, con la sessione plenaria del Parlamento europeo. Uno dei principali dossier affrontati dall’Aula è stato il rapporto della commissione speciale sullo European Democracy Shield, lo “Scudo europeo per la democrazia”, elaborato dal relatore Tomas Tobé del PPE. I risultati e le raccomandazioni sono stati presentati anche in conferenza stampa dalla presidente del Parlamento Roberta Metsola, dalla presidente della commissione speciale Nathalie Loiseau e dallo stesso Tobé.

La plenaria ha poi riaperto uno dei confronti più duri della politica europea: quello sulle politiche ambientali. Dopo un’estate caratterizzata da incendi e temperature elevate, l’eurodeputata del Partito Democratico Annalisa Corrado ha sostenuto la necessità di accelerare l’azione climatica: “180 miliardi di euro sono stati letteralmente bruciati per affrontare l’emergenza caldo di quest’estate, ma la colpa è nostra perché non stiamo facendo abbastanza”. Di segno opposto l’intervento dell’eurodeputata della Lega Silvia Sardone: “Il Green Deal è uno strumento per devastare l’economia europea e mettere in ginocchio imprenditori, agricoltori e famiglie”.

Ma è stato soprattutto il dossier migratorio a infiammare l’Aula. Il commissario europeo Magnus Brunner è intervenuto nel dibattito sulla situazione a Ceuta e sul rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione, uno dei dossier destinati a restare centrali anche nei prossimi mesi.

Le divisioni tra gli eurodeputati sono emerse con particolare nettezza. “L’immigrazione clandestina, fenomeno che perdura da decenni, è la vera minaccia per l’Unione europea”, ha affermato Roberto Vannacci. Susanna Ceccardi della Lega ha invece polemizzato direttamente con Ilaria Salis: “Ceuta è Europa da centinaia di anni: la storia è scritta, questa è Europa e ce la dobbiamo riprendere”. Salis ha replicato accusando la destra di “riversare tutte le loro insicurezze sui cittadini per racimolare qualche voto in più”, definendo Ceuta “un residuo coloniale”.

Mercoledì 16 settembre: von der Leyen traccia la rotta dell’Unione

Il momento politico centrale della settimana è arrivato mercoledì con il Discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen davanti al Parlamento riunito a Strasburgo. Un appuntamento annuale nel quale la presidente dell’esecutivo europeo traccia il bilancio dell’ultimo anno e presenta le priorità e le nuove iniziative della Commissione.

Von der Leyen ha descritto un’Unione che, pur confrontandosi con uno scenario internazionale particolarmente instabile, punta ad accrescere la propria autonomia e capacità d’azione. Nel discorso sono entrati la competitività, l’intelligenza artificiale, la sicurezza e la difesa, la protezione delle frontiere, l’immigrazione, il clima, la democrazia e la sicurezza dei minori online. Sul fronte migratorio, la presidente ha ribadito il principio secondo cui “tutte le nostre frontiere esterne sono frontiere europee”, chiedendo una risposta comune dell’Ue.

Tra le novità politicamente più rilevanti, von der Leyen ha inoltre aperto alla creazione di una forma inedita di “associazione” all’Unione europea per il Canada, nel quadro di un più ampio rafforzamento dei rapporti transatlantici con Ottawa.

Il discorso ha però evidenziato ancora una volta le distanze tra le forze politiche italiane. “L’approccio sul contrasto all’immigrazione illegale è finalmente diventato ciò che avrebbe dovuto essere anni fa”, ha commentato l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini. Per Paolo Borchia della Lega, invece, quello di von der Leyen “è stato un supplizio” dal quale sarebbe emersa “un’Unione europea sempre più debole sul piano internazionale”. Critico anche il capodelegazione del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico: “Stiamo sprecando soldi sul riarmo anziché sulla necessità degli italiani e degli europei”.

Giovedì 17 settembre: Carney apre alla nuova alleanza tra Canada e UE

Giovedì è stato il premier canadese Mark Carney a prendere la parola davanti all’Eurocamera. Il suo intervento ha dato seguito all’apertura annunciata il giorno precedente da von der Leyen verso la possibilità di fare del Canada il primo Paese legato all’Ue attraverso una nuova forma di “associazione”.

Si tratta però di un progetto ancora da costruire. Non esiste oggi nei Trattati uno status formalizzato di “membro associato” dell’Unione nella forma prospettata dalla Commissione e lo stesso Carney ha insistito sulla sostanza della futura relazione più che sulla sua denominazione. I negoziati dovrebbero concentrarsi sulla cooperazione in settori come difesa, materie prime critiche, energia, intelligenza artificiale, spazio, ricerca e commercio digitale.

“L’Europa e il Canada insieme possono ancorarsi al terreno per difendere i nostri valori, creando un ambiente che permetta ai nostri cittadini di prosperare”, ha affermato Carney, presentando il rafforzamento dei rapporti con Bruxelles come uno strumento per aumentare resilienza e autonomia strategica.

L’iniziativa ha suscitato anche perplessità politiche. A margine della plenaria Nicola Procaccini ha criticato quella che ha definito una “corsia preferenziale” per Ottawa: “Mi è sembrata più che altro suscitata da un’ostilità nei confronti degli Stati Uniti d’America che non credo sia giustificata”. Carney, da parte sua, ha sostenuto che l’avvicinamento all’Ue non debba essere interpretato come una scelta contro Washington e che il Canada debba poter decidere autonomamente le proprie partnership internazionali.

La plenaria si è chiusa anche con un altro dossier destinato ad avere un peso crescente nell’agenda europea: la protezione dei minori online. Il Parlamento ha approvato con 395 voti favorevoli, 136 contrari e 80 astensioni il rapporto sull’impatto dei social media e dell’ambiente digitale sui giovani, chiedendo una strategia europea più incisiva contro contenuti dannosi, cyberbullismo e meccanismi di progettazione delle piattaforme considerati capaci di creare dipendenza.

Il voto non introduce direttamente nuove norme vincolanti, ma rafforza la pressione politica sulla Commissione affinché intervenga. Ed è proprio la protezione dei cittadini — dai confini fisici a quelli digitali — uno dei fili conduttori emersi dall’intera settimana: dalla sicurezza dell’Artico alla guerra russa contro l’Ucraina, dalla gestione della migrazione alla difesa della democrazia e dei minori online. Sullo sfondo, la ricerca di una maggiore autonomia europea e di nuovi partner internazionali, con il Canada destinato a diventare uno dei principali laboratori della nuova strategia globale dell’Unione.

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